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L'arte dello stare divisi

  • Immagine del redattore: marin-elia
    marin-elia
  • 2 dic 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

Quello che vedete in figura è uno degli tuskemen più famosi di Kyoto.


Come dite? Non sapete cosa sia uno tsukemen?


Beh, in pratica è un cugino stretto del ramen, dove però gli ingredienti (che da qui in poi chiamerò "ramen") stanno divisi dagli spaghetti. Vi sedete al bancone (raramente questi posti hanno dei tavoli) e ordinate uno tsukemen, in questo caso con extra uovo e carne. Potete ordinarlo anche piccante e potete decidere la dimensione degli spaghetti (qui 200g) fino ad un massimo di 450g. In aggiunta potete chiedere un'ottima ciotolona di riso in bianco con un tuorlo d'uovo fresco. Fidatevi che è buono.


Poi niente, prendete gli spaghetti senza "ramen", li inzuppate nel "ramen" senza spaghetti e ve li mangiate, un po' alla volta come fareste se fossero insieme da subito.


Che è un po' la storia delle nostre giornate, in questo 2020: stiamo separati la maggior parte del tempo, riducendo al minimo le occasioni sociali.


Il senso dello tsukemen è che è il cliente a decidere quanto sapore dare ai suoi spaghetti, tenendoli inzuppati più a lungo o girandoli nel "ramen" denso fino a quando non hanno raccolto il giusto quantitativo di sapore.



Se poi vi dovesse avanzare del "ramen", il cameriere sarà ben felice di allungarvelo con un po' di brodo caldo, che in inverno certo male non vi può fare.



Ed eccoci qui, ad usare degli spaghetti consumati al bancone come metafora della vita.




 
 
 

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